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La
colorazione dei capelli è dovuta a sostanze che
assorbono determinate lunghezze d'onda della luce
e ne ritrasmettono altre.
Il motivo per cui nacquero le tinture era di
mascherare i capelli bianchi. La civetteria ed il
desiderio di seduzione se ne sono impadroniti, e
già da molto tempo: le
donne romane utilizzavano copiosamente tinture per
capelli, paste depilatorie, nei artificiali, creme
contenente biacca a cui si assegnava la proprietà
di donare freschezza e candore giovanile alle
guance femminili. L'utilizzo di questi prodotti è
documentato da numerosi scrittori sia latini sia
greci mentre il metodo di produzione è descritto
da Plinio e da Ovidio. Le belle Romane
dovettero schiarire i loro capelli troppo neri per
continuare a piacere ai legionari vittoriosi ma
vinti dalle bionde galliche...
Al di fuori dell'henné (colorante naturale
estratto pestando il fiore di Lowsonia alba),
si possono distinguere tre tipi di tinture in
funzione della durata della colorazione.
La
colorazione temporanea
Tende a modificare temporaneamente la tonalità
naturale per dare riflessi e fulgore alla
capigliatura. I prodotti coloranti utilizzati
hanno un alto peso molecolare, si depositano sulla
cuticola del capello (senza penetrarla) e vengono
eliminati con lo shampoo. I più utilizzati sono i
coloranti azoici, trifenilmetanici, antrachinonici,
indoaminici...
Vengono usati sotto forma di shampoo coloranti o
di lozioni dopo shampoo.
La
colorazione semipermanente
I prodotti utilizzati cercano una tenuta di
colorazione superiore ai coloranti temporanei, in
quanto devono resistere a diversi lavaggi (da 4 ad
8). Ravvivano il colore naturale (tonalità più
scura) e mascherano i primi capelli bianchi. Non
possono schiarire i capelli.
Si tratta di una colorazione diretta che non
richiede alcuna modifica preliminare o
concomitante della cheratina.
I coloranti più utilizzati appartengono alla
famiglia dei coloranti nitrati (ortodiamine
nitrate, paradiamine nitrate), azoici o metallici.
La
colorazione permanente:
la più utilizzata
Consente una modificazione durevole del colore
naturale avvalendosi di una reazione chimica di
ossidazione che determina l'integrazione di
molecole coloranti all'interno del fusto del
capello.
La colorazione permanente resiste bene agli
shampoo ed ai diversi fattori esterni (luce,
sfregamento ecc). Consente inoltre di schiarire o
di scurire i capelli in diverse gamme di colori.
Il principio sembra semplice: molecole di
piccolissima dimensione, dopo aver attraversato
una cuticola di porosità fisiologica aumentata
mediante idratazione ed alcalinizzazione, vengono
ossidate in molecole colorate, in grado di
trasmettere il colore alla cheratina della stessa
cuticola e della corteccia.
Di fatto, i meccanismi di ossidazione sono
estremamente complessi e richiedono:
-> una soluzione di perossido in ambiente
alcalino (pH 9), abitualmente acqua
ossigenata (H2 02) agente ossidante e
decolorante;
-> un sistema cromogeno comprendente un
cromogeno primario o base di ossidazione (molecola
incolore il cui prodotto di ossidazione fornirà
un colorante) e dei cromogeni secondari chiamati
copulanti che modificano il colore primario e la
cui combinazione consente di realizzare diverse
tonalità.
I coloranti sono le fenilendiamine (parafenilendiamina,
paratoluidendiamina); gli aminofenoli (para ed
orto) i diidrossibenzeni o i polifenoli.
I prodotti si presentano in forma di crema o di
gel nei saloni di bellezza ed in forma di shampoo
colorante per il pubblico.
Gli incidenti delle colorazioni permanenti sono
eccezionali e dominati dalla dermatite allergica
da contatto alle tinture (valutata in una volta su
un (milione di unità vendute).
Le sostanze più allergicizzanti sono la
parafenilendiamina (P.P.D.) la cui intolleranza è
nota dal 1898, la nitro-orto-fenilendiamina, la
nitro-parafenilendiamina, la
2,5-parato-luendiamina.
Questa pur rara possibilità di eczema impone, per
legge, la pratica di eseguire una prova per
determinare la tollerabilità delle basi di
colorazione da parte dell'utente.
Dott.
Marino Salin
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