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Tagliali ! Addio ai peli superflui.
Obiettivo pelle vellutata: è questo il tempo in cui si interviene. Guida ai metodi e alcuni consigli utili

I metodi utilizzati nei centri clinici e istituti di bellezza

 

L'elettrocoagulazione.
Distrugge le cellule fino alla radice. Scarica elettrica direttamente sul bulbo.
Detta anche diatermocoagulazione, è un trattamento elettrico che distrugge le cellule alla radice del pelo intorno al bulbo pilifero. È una tecnica che può vantare risultati definitivi, ma richiede molte sedute, ad intervalli di 2-4 mesi, secondo le zone, del ciclo pilifero e del tipo di pelo. Per esempio, sono necessari circa 6 mesi per il labbro superiore, 18 per le gambe.
Come funziona. Utilizzando un ago sottilissimo, introdotto nella pelle per 3-4 millimetri, si colpisce il bulbo pilifero con una debole scarica elettrica che cerca di distruggere le cellule germinative, bloccando così la ricrescita del pelo. Per minimizzare il fastidio, soprattutto nelle zone più sensibili, prima della seduta viene applicata una crema anestetica.
Per quali zone. Può essere eseguita su tutto il corpo, ma in particolare su aree più limitate, come labbro superiore, inguine, ascelle, avambraccio, seno, ventre.
Consigli. Non va effettuata in gravidanza (le piccole cicatrici potrebbero pigmentarsi), nei portatori di pacemaker di vecchia generazione e se si soffre di infezioni, immunodepressione e dermatosi evolutiva. "È fondamentale affidarsi a mani esperte: in caso di errore di manipolazione, può non essere raggiunta la coppa germinativa del bulbo e quindi rendere non definitivo il risultato. Inoltre, in caso di cattivo utilizzo possono formarsi bruciature che, una volta cadute, lasciano discromie sulla superficie cutanea", dice Antonino Di Pietro. Nel mese successivo al trattamento, evitare di esporre la zona trattata ai raggi UV e ceretta e pinzetta fra una seduta e l'altra (meglio le creme depilatorie, rasoio o decolorazione).
Esiste poi l'elettrocoagulazione ad alta frequenza temporizzata: rappresenta, per alcuni aspetti, un'evoluzione della coagulazione tradizionale. "Rispetto a quest'ultima, eroga una corrente elettrica ad alta intensità e ad impulso variabile nel tempo, a seconda della zona interessata. Rispetto alla classica elettrocoagulazione consente in genere di ridurre il numero di sedute richieste: dalle 4 alle 10 totali, effettuate ad intervalli di 2-4 mesi", afferma Giorgio Russo, dermatologo ed esperto in medicine non convenzionali a Busto Arsizio (VA).

Il laser medico
Servono tra le quattro e le otto sedute, ma soprattutto una mano molto esperta
Con IL laser i risultati possono essere definitivi, ma talvolta variano a seconda di zone, fase di vita del pelo e, soprattutto, di laser utilizzati e abilità del medico che li utilizza. "Perché il risultato sia definitivo, il raggio deve essere sufficientemente caldo e di lunghezza d'onda tale da distruggere pelo e coppa germinativa. Ma per raggiungere la coppa, il pelo stesso deve essere nella fase evolutiva in cui è ancora attaccato, attraverso il bulbo, alla coppa stessa. In genere sono necessarie dalle 4 alle 8 sedute sulla stessa zona, con un intervallo di 6-8 settimane, per permettere a tutti di peli di trovarsi nella fase di crescita", osserva il professor Antonino Di Pietro.
Come funziona. La luce, assorbita dalla melanina del pelo, si trasforma in calore che distrugge le cellule del bulbo. Il raggio viene passato dopo aver raffreddato la pelle con un gel. Il medico regola potenza, tempo e velocità di esposizione secondo tipo, zona e misura dei peli. I laser più utilizzati sono il ND Yag ad impulso lungo e il laser a diodi. Per quali zone. Gambe, addome, schiena, anche zone più sensibili del viso (mento, baffetti) e del corpo (ascelle, inguine, capezzoli).Consigli. Evitare cera, pinzetta, decolorazione tra una seduta e l'altra, sole per un mese (cicatrici e pigmentazione, soprattutto per le pelli scure in caso di esposizione solare precoce). È in genere controindicato su pelli abbronzate, peli bianchi (manca la melanina) o sottili, gravidanza, dermatosi, trattamenti fotosensibilizzanti.

di Claudia Bortolato

TRATTO DA: www.naturalia.net

Fonte: La repubblica

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