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COMMERCIO DI PIANTE E ANIMALI

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Commercio di piante e animali                                Tratto da: wwf.it
L'approfondimento
44048_TIFTrafficanti di natura

Ogni giorno migliaia di specie animali e vegetali viaggiano da un continente all’altro a causa dell’uomo: un commercio che genera un volume d’affari di circa 50.000 miliardi di lire l’anno, uno dei più importanti commerci al mondo per volume d'affari. Di questa quota, circa un quarto è da considerarsi illegale. Il giro clandestino vede coinvolti animali vivi o loro parti e prodotti: avorio, pelli di felini maculati, scimmie vive, pappagalli, prodotti di tartaruga e pelli di rettile vanno a costituire un commercio alimentato dai collezionisti, dai commercianti, dai circhi o da quegli zoo senza scrupoli che non dovrebbero essere chiamati zoo. Negli ultimi anni gli studi prodotti stanno evidenziando come si stia sviluppando un problema di commercio eccesivo legato alle abitudini alimentari di molti paesi asiatici o alle medicine tradizionali, come quella cinese, che fanno largo uso di animali o piante. Molto spesso anche i turisti acquistano incautamente souvenir esotici che contribuiscono ad alimentare un commercio assolutamente deprecabile.

La CITES
Con oltre 156 Stati firmatari, la Convenzione di Washington, meglio conosciuta come CITES (Convention on International Trade in Endangered Species of Fauna and Flora in commerce), rappresenta oggi il più importante trattato internazionale per il controllo del commercio di specie animali e vegetali. Alla base della decisione di promuovere la Convenzione di Washington vi era stata la necessità di dotare la comunità internazionale di uno strumento normativo che consentisse di controllare il commercio di migliaia di specie animali e vegetali e dei loro prodotti, che ponesse un freno al traffico di avorio come delle piccole scimmiette sudamericane. Grazie a un sistema di certificazioni, che devono accompagnare sempre qualsiasi animale o piante protetti, siano essi vivi o morti, loro parti o prodotti derivati, nei loro spostamenti internazionali, e’ possibile il controllo del commercio di oltre 30.000 specie, e quindi un loro uso sostenibile.

Un rischio per la biodiversità
Per molte specie animali o vegetali, il prelievo illegale in natura costituisce uno dei primi fattori di rischio. Per i pappagalli (su 330 specie conosciute, circa 100 sono considerate a diverso livello minacciate) una delle maggiori cause, oltre alla distruzione delle foreste tropicali e’ proprio la cattura per collezionismo, molto diffuso sia tra le culture indigene che fra quelle americane ed europee, dove i pappagalli sono richiesti anche come animali da compagnia. Molte specie, negli ultimi trent’anni, sono state ridotte sull’orlo dell’estinzione come l’ara di Spix, ormai estinto in natura proprio a causa del commercio. Altre specie fortemente minacciate dal commercio sono i grandi felini, soprattutto le tigri (il commercio di ossa per la medicina tradizionale cinese), gli scimpanzé (cacciati nelle foreste anche per le loro carni), l’antilope tibetana (braccata per la preziosissima lana utilizzata per gli scialli di shahtoosh) lo storione (per il prezioso caviale, il cui commercio illegale e’ ormai in mano alla mafia russa), le tartarughe marine, molte specie di orsi, di coralli o di vegetali come le orchidee, i cactus, il mogano.


L'Italia
L’Italia è uno dei crocevia di questo commercio. Secondo i dati del Corpo Forestale dello Stato, al quale spetta istituzionalmente il compito dei controlli e delle indagini per stroncare il commercio clandestino, negli ultimi 10 anni in Italia sono stati sottoposti a sequestro giudiziario circa 16.000 esemplari vivi di diverse specie animali, di cui il 35% circa è rappresentato da uccelli appartenenti all’ordine degli Psittaciformi, i coloratissimi pappagalli tropicali. La seconda classe di animali più coinvolta nelle confische è quella dei rettili. In Italia negli ultimi anni si e’ registrato un incremento nel commercio di rettili vivi (iguane, camaleonti) come animali da compagnia, una deprecabile moda purtroppo sempre piu’ diffusa: dai 1.102 esemplari di specie incluse in CITES, e quindi controllabili, importati nel 1993 ai quasi 9.000 del 1997, come attestano i dati elaborati dall’Ufficio Traffic del WWF.
La posizione del WWF
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Il WWF e il commercio illegale
Vigilare sull'applicazione della Convenzione di Washington, seguirne l'evoluzione, promuoverne l'adesione e la diffusione a livello mondiale. Questi gli obiettivi del network TRAFFIC (acronimo inglese con il quale si identifica il Trade Records Analysis of Flora and Fauna in Commerce) creato nel 1976 da WWF Internazionale e IUCN (Unione Mondiale per la Conservazione). Nei suoi uffici sparsi per il mondo si analizzano i trend commerciali, si studia lo status delle specie in natura, si investiga il commercio illegale e si promuove l'uso sostenibile delle risorse naturali nel rispetto della Convenzione di Washington. Cercando di coniugare sviluppo e conservazione, culture millenarie e difesa delle specie in pericolo. L’ufficio italiano, diretto attualmente da Massimilano Rocco, e’ nato nel 1986 grazie al compianto Pierlorenzo Florio, uno dei padri del WWF italiano. Il TRAFFIC Italia è impegnato nell'analizzare i trand commerciali, le mode ed i costumi dei nostri concittadini, verificare il commercio legale ed illegale e supportare le indagini ed i controlli della Forestale, realizzare campagne informative verso il pubblico, stimolare le istituzioni e la classe politica alla protezione delle specie attraverso leggi e controlli più severi.
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