| L'approfondimento |
Trafficanti
di natura
Ogni giorno migliaia di specie animali e vegetali
viaggiano da un continente all’altro a causa
dell’uomo: un commercio che genera un volume
d’affari di circa 50.000 miliardi di lire l’anno,
uno dei più importanti commerci al mondo per volume
d'affari. Di questa quota, circa un quarto è da
considerarsi illegale. Il giro clandestino vede
coinvolti animali vivi o loro parti e prodotti:
avorio, pelli di felini maculati, scimmie vive,
pappagalli, prodotti di tartaruga e pelli di rettile
vanno a costituire un commercio alimentato dai
collezionisti, dai commercianti, dai circhi o da
quegli zoo senza scrupoli che non dovrebbero essere
chiamati zoo. Negli ultimi anni gli studi prodotti
stanno evidenziando come si stia sviluppando un
problema di commercio eccesivo legato alle abitudini
alimentari di molti paesi asiatici o alle medicine
tradizionali, come quella cinese, che fanno largo uso
di animali o piante. Molto spesso anche i turisti
acquistano incautamente souvenir esotici che
contribuiscono ad alimentare un commercio
assolutamente deprecabile.
La CITES
Con oltre 156 Stati firmatari, la Convenzione di
Washington, meglio conosciuta come CITES (Convention
on International Trade in Endangered Species of Fauna
and Flora in commerce), rappresenta oggi il più
importante trattato internazionale per il controllo
del commercio di specie animali e vegetali. Alla base
della decisione di promuovere la Convenzione di
Washington vi era stata la necessità di dotare la
comunità internazionale di uno strumento normativo
che consentisse di controllare il commercio di
migliaia di specie animali e vegetali e dei loro
prodotti, che ponesse un freno al traffico di avorio
come delle piccole scimmiette sudamericane. Grazie a
un sistema di certificazioni, che devono accompagnare
sempre qualsiasi animale o piante protetti, siano essi
vivi o morti, loro parti o prodotti derivati, nei loro
spostamenti internazionali, e’ possibile il
controllo del commercio di oltre 30.000 specie, e
quindi un loro uso sostenibile.
Un rischio per la biodiversità
Per molte specie animali o vegetali, il prelievo
illegale in natura costituisce uno dei primi fattori
di rischio. Per i pappagalli (su 330 specie
conosciute, circa 100 sono considerate a diverso
livello minacciate) una delle maggiori cause, oltre
alla distruzione delle foreste tropicali e’ proprio
la cattura per collezionismo, molto diffuso sia tra le
culture indigene che fra quelle americane ed europee,
dove i pappagalli sono richiesti anche come animali da
compagnia. Molte specie, negli ultimi trent’anni,
sono state ridotte sull’orlo dell’estinzione come
l’ara di Spix, ormai estinto in natura proprio a
causa del commercio. Altre specie fortemente
minacciate dal commercio sono i grandi felini,
soprattutto le tigri (il commercio di ossa per la
medicina tradizionale cinese), gli scimpanzé
(cacciati nelle foreste anche per le loro carni),
l’antilope tibetana (braccata per la preziosissima
lana utilizzata per gli scialli di shahtoosh) lo
storione (per il prezioso caviale, il cui commercio
illegale e’ ormai in mano alla mafia russa), le
tartarughe marine, molte specie di orsi, di coralli o
di vegetali come le orchidee, i cactus, il mogano.
L'Italia
L’Italia è uno dei crocevia di questo commercio.
Secondo i dati del Corpo Forestale dello Stato, al
quale spetta istituzionalmente il compito dei
controlli e delle indagini per stroncare il commercio
clandestino, negli ultimi 10 anni in Italia sono stati
sottoposti a sequestro giudiziario circa 16.000
esemplari vivi di diverse specie animali, di cui il
35% circa è rappresentato da uccelli appartenenti
all’ordine degli Psittaciformi, i coloratissimi
pappagalli tropicali. La seconda classe di animali più
coinvolta nelle confische è quella dei rettili. In
Italia negli ultimi anni si e’ registrato un
incremento nel commercio di rettili vivi (iguane,
camaleonti) come animali da compagnia, una deprecabile
moda purtroppo sempre piu’ diffusa: dai 1.102
esemplari di specie incluse in CITES, e quindi
controllabili, importati nel 1993 ai quasi 9.000 del
1997, come attestano i dati elaborati dall’Ufficio
Traffic del WWF.
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| La
posizione del WWF |

Il WWF e il commercio illegale
Vigilare sull'applicazione della Convenzione di
Washington, seguirne l'evoluzione, promuoverne
l'adesione e la diffusione a livello mondiale. Questi
gli obiettivi del network TRAFFIC (acronimo inglese
con il quale si identifica il Trade Records
Analysis of Flora and Fauna in Commerce) creato
nel 1976 da WWF Internazionale e IUCN (Unione Mondiale
per la Conservazione). Nei suoi uffici sparsi per il
mondo si analizzano i trend commerciali, si studia lo
status delle specie in natura, si investiga il
commercio illegale e si promuove l'uso sostenibile
delle risorse naturali nel rispetto della Convenzione
di Washington. Cercando di coniugare sviluppo e
conservazione, culture millenarie e difesa delle
specie in pericolo. L’ufficio italiano, diretto
attualmente da Massimilano Rocco, e’ nato nel 1986
grazie al compianto Pierlorenzo Florio, uno dei padri
del WWF italiano. Il TRAFFIC Italia è impegnato
nell'analizzare i trand commerciali, le mode ed i
costumi dei nostri concittadini, verificare il
commercio legale ed illegale e supportare le indagini
ed i controlli della Forestale, realizzare campagne
informative verso il pubblico, stimolare le
istituzioni e la classe politica alla protezione delle
specie attraverso leggi e controlli più severi. |
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