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O, più semplicemente, come essere adeguatamente informati per poter scegliere qualità e
misura di ogni cibo da consumare? Sono queste le domande più comuni
poste oggi dalla pubblica opinione ai dietologi. In termini più pratici, si vuoi capire come e in
quali combinazioni preferenziali,
mescolanze e manipolazioni,
i vari alimenti possono assicurare
salute e pienezza di vita. Basta
entrare in un grosso supermercato
per rendersi conto dell'ampia scelta di alimenti a nostra
disposizione. Non è raro trovare
cibi strani e fuori stagione,
come frutti esotici o fragole a Natale e peperoni in pieno
autunno. Tutto questo costituisce un vantaggio per la nostra salute?
Sembrerà contraddittorio, ma
tale varietà può risultare utile e dannosa allo stesso
tempo. Utile perché la prima
regola per una buona alimentazione
è la varietà: possiamo assicurare
la copertura del nostro fabbisogno alimentare solo
introducendo cibi di varia naturale di composizione nutritiva
diversa. È infatti importante assumere alimenti di alto
valore nutritivo, cioè
contenenti i principi essenziali per
lo svolgimento dei processi biochimici che sono alla base
della vita dell' organismo
umano. Poiché tali principi - proteine, grassi, carboidrati,
vitamine, minerali - sono presenti in quantità variabili da alimento
ad alimento e, nel caso in particolare dei vegetali, di
stagione in stagione, è auspicabile un loro apporto adeguato
mediante un'alimentazione varia
e completa.
Questo principio è alla base della prevenzione
di molte malattie, fra cui possiamo annoverare il gruppo delle avitaminosi,
cioè di sindromi da carenza vitaminica, come la pellagra, lo
scorbuto o il beriberi (quest'ultimo tipico di un' alimentazione
inadeguata, a base di un solo alimento - il riso brillato - è da imputarsi a carente assunzione di vitamina B ). D'altro canto non si deve
dimenticare che la troppa varietà, unita a una aumentata disponibilità di cibi raffinati o comunque insoliti per la nostra tavola, può abituare a
un'alimentazione troppo ricca.
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Il gusto viene lentamente modificato
e le nostre esigenze aumentano, mentre vengono variate le abitudini alimentari più consone al nostro tipo di vita e al nostro clima. Non bisogna infatti
dimenticare che per poter mangiare, per esempio, i pomodori
d'inverno è necessario che sul mercato arrivino prodotti ottenuti
in coltivazioni forzate, o
sottoposti a lunghi periodi di trasporto perché importati
da paesi lontani, o conservati a lungo con mezzi chimici o
fisici. Sia la conservazione, sia il trasporto, sia
la coltivazione forzata determinano cadute
del valore nutrizionale, con perdite che impoveriscono il
prodotto di molti dei suoi
principi attivi. In realtà, per golosità e per costume
stiamo abituandoci a iperalimentari introducendo
cibi in quantitativi superiori
al fabbisogno. Questo però non significa
introdurre principi nutritivi: molto
spesso assumiamo alimenti ricchi in calorie come dolci,
alcolici, bevande zuccherine, che non hanno alcun valore
nutrizionale, in quanto non
contengono nessun principio vitale, ma forniscono solo grandi
quantità di energia che, col
tipo di vita sedentario
che conduciamo (la meccanizzazione
è giunta a sostituire molte delle nostre fatiche e quindi
anche del nostro dispendio
energetico), non viene utilizzata ma immagazzinata nel nostro
organismo come riserva. Quando
le nostre riserve diventano eccessive
si ha l'insorgere di tutte le sindromi da iperalimentazione
(obesità, diabete,
ipercolesterolemia, iperlipidemia) che si riscontrano sempre
più spesso nella popolazione
occidentale. Esiste un altro problema relativo alla grande
varietà di alimenti disponibili: la
scelta. Per scegliere in modo adeguato
occorrerebbe infatti conoscere il valore nutritivo degli
alimenti e saper adeguare le necessità alimentari del proprio
organismo a numerosi fattori: il tipo di lavoro, l'attività
extralavorativa, l'ambiente in cui si vive, le abitudini
personali. Purtroppo, le scelte alimentari non sono sempre
dettate da queste esigenze;
spesso non si mangia per
fame, ma per una serie di circostanze di altra natura: è
abitudine comune investire la tavola del ruolo di punto d'incontro
tra amici, sia in casa sia al
ristorante dove è facile venire allettati
da cibi magistralmente preparati ma
cucinati secondo ricette troppo ricche, così come sono
divenute abituali le cosiddette
colazioni di affari. Non bisogna inoltre sottovalutare il peso
della pubblicità e dei mezzi di informazione che tramutano
un problema di mercato (nuovi prodotti - nuova concorrenza;
presentazione di un prodotto
non per le sue effettive caratteristiche
ma per quelle che potrebbero incrementarne la vendita) in
un'abitudine di vita. Si trasformano cioè in esigenze
fisiologiche esigenze che in realtà vengono
dettate dal costume o dal gusto della novità. Ci si ritrova
così sommersi dai più svariati
prodotti, come i diversi
tipi di crackers o di grissini in
sostituzione del semplice pane, differenziati
solo da confezioni invitanti che stuzzicano
la nostra golosità. L'alimentazione diventa quindi anche un
fatto di cultura. In senso tradizionale la cultura può
essere definita come un modello di vita all'interno di una società
ed è trasmessa di generazione in generazione;
in particolare, nell'ambito dell'alimentazione questa viene
influenzata da una serie di
fattori psicologici e
ambientali che guidano le nostre scelte. Il cibo diventa un
simbolo: una tavola ben fornita
da sicurezza e gratificazione;
una molto ricca è simbolo di potere
e di affermazione sociale. Quali
gli errori che commettiamo più frequentemente?
Secondo gli esperti
mangiamo troppo e con troppi grassi, mentre scarseggiamo in
fibre, vitamine e minerali. Soffermiamoci innanzi tutto sui
grassi. In
realtà anche i grassi, nonostante questa
parola oggi spaventi un po' tutti, sono costituenti indispensabili
della nostra alimentazione, preziosi per mantenere lo stato di
salute a un livello ottimale.
A tale proposito potremmo
citare un esempio, quello degli Altopasciani, gruppo
etnico indiano, che si alimentava di prodotti della caccia, ricchi in grassi
animali. Quando la cacciagione cominciò
a scarseggiare, gli Altopasciani
incominciarono a soffrire di sindrome da ipoalimentazione,
associata a sintomi da carenza di
microelementi, fenomeno che portò all'estinzione di questo
popolo.
Questo perché vi
sono principi nutritivi contenuti nei cibi che sono solubili nei
grassi e quindi possono essere completamente utilizzati
dall'organismo solo in presenza di essi. Ci
riferiamo alle vitamine A, D, E, e K, dette infatti vitamine
liposolubili. Esse sono indispensabili per la nostra salute, ma
la loro presenza nell'organismo è inscindibile
dall'assunzione di grassi con
la normale dieta. Non
sono quindi i grassi in sé, che vanno
posti sotto accusa, ma il loro consumo
eccessivo.
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MANGIA BENE MA MANGIA MENO
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Da
qualche anno il rapporto con il cibo si è trasformato da fiducioso
a traumatico. Da bambini ci insegnavano: «Mangia che ti fa
bene», un consiglio che abbiamo appreso molto
bene, se è vero che negli ultimi
trent'anni i consumi alimentari nel nostro
Paese si sono dilatati in maniera
impressionante. Così è triplicato il consumo della carne, è quadruplicato quello dell'olio, si mangia quasi il doppio di formaggio; il consumo di zucchero - elemento gratificante i nostri stress per eccellenza ha raggiunto il quantitativo straordinario di
30 chilogrammi
prò capite, all'anno.
A questo punto sono
intervenuti gli esperti della
nutrizione con il loro grido
d'allarme: «Bisogna mangiare di meno e in modo più
equilibrato, ci hanno
detto, perché mangiare molto (un
traguardo raggiunto dopo tanti anni
di limitazioni) è una cosa micidiale
per la salute».
Ed ecco che, dalle più svariate fonti, sono
arrivati i consigli e una ridda di ipotesi
su quale debba essere l'alimentazione
giusta. In pratica, al fine di stare bene, oggi ognuno adotta una
diversa dieta: c'è chi
rinuncia alla pasta, chi si
mette a bere litri di latte, chi abolisce del
tutto i condimenti di qualsiasi natura. Ma in realtà che
cosa c'è di vero nella
convinzione comune che questo o quell'alimento
possa fare male? Secondo le indagini più serie e aggiornate,
non sono tanto i cibi che
risultano dannosi, quanto
l'abuso dell'uno o dell'altro di essi, perché è accertato
che lo squilibrio dei normali
componenti della dieta può
predisporre a molti disturbi. In pratica, l'eccesso di
calorie aumenta il rischio di
ipertensione e arteriosclerosi, l'abuso di grassi e di
colesterolo attenta alla salute delle arterie, il
forte consumo di zucchero favorisce la carie e predispone
all'obesità, l'uso smodato di
alcolici, abbinato a una dieta
ridotta, favorisce carenze di vitamine,
minerali, proteine.
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